Racconti di viaggio

Islanda

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Isola di Heimaey

Quando arriviamo all’Aska hostel il proprietario è sul divano che chiacchiera con altri ospiti. Se la ride a voce alta. Per un po’ ci ignora. Per un bel po’, stiamo quasi per andarcene quando capiamo che è cieco.
Finalmente si accorge di noi, ed è allora che sfodera il suo miglior sorriso. Mette il suo Nokia 3310 nel taschino, trova la chiave della stanza numero 2 affidandosi al tatto, cerca le scale toccando le pareti, fa i primi gradini piano piano, poi veloci veloci.

“Va bene questa camera?”
“Sì, va bene. Paghiamo ora?”
“Ma no, ci pensiamo domani.”

Stamattina ci domanda come abbiamo dormito. Poi tira fuori il pos, ci chiede di accenderlo, di inserire l’importo e il codice.

Quando mi diranno di avere fiducia nel prossimo penserò a lui che vive in questa bellissima isoletta a sud dell’Islanda, tenuta sotto scacco da due vulcani.

Islanda

20842248_10155706171138459_1392301567949629010_n.jpgAll’acquario di Heimaey vive Toti, un pulcinella di mare. Ha tre anni ed è qui perché non produce il grasso che gli permetterebbe di nuotare nelle fredde acque oceaniche. L’acquario non è un granché ma è molto frequentato. È chiaramente lui a mandare avanti la baracca.

Lago Titicaca

lago titicacaSul lago Titicaca ci sono delle isole galleggianti dove vive la comunità degli Uros.

Sbarchiamo su una a caso. Camminare sul morbido è bello. Il presidente dell’isola, abitata da ben 8 persone, ci dice che quella su cui camminiamo è la totora, una pianta commestibile, e che ogni tanto capita che i bambini si mangino l’isola.

Poi una ragazza ci chiede di seguirla nella sua casa. Ci mostra la TV (quella sulla sua testa) ci racconta che trascorre le sue giornate a ricamare al sole e a cucinare, che ha una figlia di 7 anni e che non è sposata. Chi non è sposato infatti indossa il cappello di paglia, chi lo è la bombetta.

Prima di lasciare l’isola gli Uros cercano di venderci qualsiasi cosa e infine ci salutano cantando “Vamos a la playa.”

Vamos alla playa oh oh oh?
Ce ne andiamo con un po’ di domande, prima fra tutte: ma perché vivono lì?

Tornando dalla gita sul lago, verso le 5, sulle isole galleggianti non c’è anima viva.

Sipario.

 

 

Perù

perù trail

Sembra di salire sull’Orient Express.

Vieni accolto dal personale che indossa divise eleganti e ha modi d’altri tempi.

“Signore gradisce della Inka Cola, mate de coca, chicha morada?”
“Mate di coca, grazie.”
“Ottima scelta signore.”

Costa come un treno ad alta velocità ma va veloce come un cavallo che soffre l’altitudine.

È un treno panoramico che passa in mezzo a montagne imponenti e i viaggiatori stanno per un po’ con il naso all’insù finché la musica peruviana in filodiffusione non gli fa perdere i sensi.

 

Salar de Uyuni

salar de uyuni

Vi presento Esteban, il nostro guidatore boliviano.

Megalomane, umorale, orgoglioso della Bolivia, ossessionato dal suo lavoro e dalla sua jeep. Ad ogni sosta gonfia le gomme sgonfie e sgonfia le gomme troppo gonfie, lucida gli interni con uno straccio lurido e da’ una controllatina ai freni.

Ascolta solo musica dance anni 80 e canzoni sentimentali dedicate alle città boliviane: Tupiza, Sucre, La Paz.

Ha tre figli ed è separato perché la moglie è convinta che abbia una relazione con la cuoca dei tour, che in effetti cucina molto bene, ma per lui è solo una collega.

Mastica di continuo foglie di coca. Le tiene tutto il giorno nella guancia sinistra che è gonfia come quella dei criceti.

Si vanta di avere guidato 500 volte in quel deserto e di conoscere strade che nessun altro conosce.

Grazie alla sua strategia, ci promette che ci accaparreremo ogni sera l’ostello migliore: quello a una stella e mezza invece che a una.

Sostiene che i guidatori delle jeep che gli stanno davanti gli abbiano rubato l’itinerario leggendogli nel pensiero.

 

 

Machu Picchu

machu picchu.pngEd eccoci a Machu Picchu.
Guardi il panorama mozzafiato e non desideri nient’altro.

Almeno finché non devi andare in bagno, perché dentro Machu Picchu il bagno non c’è.

Sono le 8 del mattino quando un ragazzo inglese si congeda dai suoi amici e dalla guida peruviana dicendo sottovoce “Dovrei andare in bagno.” Poi comincia a correre. In un attimo è laggiù piccolissimo.

Poco dopo vediamo sfrecciare questo signore nella stessa direzione.

 

 

Perù e Bolivia

perùebolivia
Era una casa molto carina
Senza soffitto senza cucina
Non si poteva entrarci dentro
Perché non c’era il pavimento
Non si poteva andare a letto
Perché non c’era nemmeno il tetto
Non si poteva fare pipì
Perché non c’era il vasino lì
Ma era bella su un cielo blu
Era in Bolivia o in Perù

In Bolivia e in Perù la legge dice che finché la casa non è completata non si pagano le tasse.

 

Tokyo

tokyo.png
Stasera siamo andati a cena a casa di una famiglia giapponese tramite il sito nagomivisit.

Ci hanno accolti con un origami di benvenuto che conteneva un menù di 4 paginette.
La tavola era imbandita di cibo fatto in casa. Dopo cena la figlia quattordicenne ci ha portato nella stanza di fianco per prendere parte alla cerimonia del te’ che sta imparando a scuola.

Prima di andare via e di rimetterci le scarpe noto delle ciabatte giganti. Tipo piede 58.

“Ma di chi sono queste ciabatte?”
“Di nessuno. Stanno lì così se entra un ladro pensa che in casa abiti un gigante, si spaventa, e se ne va.”

(La foto delle ciabatte è indicativa, non ho avuto il coraggio di fotografarle)

 

New York

new york.png
Ho appena lasciato due recensioni su airbnb. Peccato non potere recensire anche loro. Mangioni gli scoiattoli di Harlem, diffidenti quelli di Central Park, i più socievoli di certo quelli di Bushwick.

Roma

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Roma, Monte Sacro.
Ore 9,30
Unico bar aperto di domenica mattina è di una giovane donna cinese.

Entra un’anziana signora con un vestito a fiori e lo chignon, sta tornando dalla messa, prende il solito cornetto con i frutti di bosco e si va a sedere di fianco a una giovane donna obesa con la faccia triste e il suo bassotto.
Cominciano a parlare.
“Io sono sposata ma non porto la fede perché ho le mani troppo gonfie.”

Il figlio della proprietaria fa i compiti in un tavolino defilato, con cuffie e ipad. Si fa le meglio risate.

Entrano due sudamericani, quello in sedia a rotelle guarda il bambino che ride mentre fa i compiti e nel dubbio ride pure lui.

Entra un quarantenne che ordina un negroni. “Anche due patatine.”

Ed è subito Sacro Gra.

 

Cina

cina treno.jpgPechino – Pingyao
Treno notte pieno. Aperitivo di gruppo con semi di girasole e birra cinese. Rutti. Cena alle 7. Odore diffuso e piacevole di rosticceria. Musiche che si sovrappongono: Lemon tree suonato con il piffero, qualcosa alla Morricone, canzoni neomelodiche cinesi. Termos giganti su mini tavolini. Tappeto lungo tutto il vagone che fa casa. Piedi di bambini che sbucano ovunque. Ogni letto – mensola e’ un mondo a se’.

Se riusciro’ a non bere e quindi a non andare in bagno sara’ un viaggio indimenticabile.

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